Meeting 2013
Letta: "L'uscita dalla crisi è a portata di mano"
“A ottobre andrà approvata la legge elettorale per consentire al cittadino di tornare a diventare arbitro". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Enrico Letta, parlando ieri al Meeting di Rimini, in occasione dell'apertura dell'evento di Comunione e liberazione. "Abbiamo una grande occasione", ha affermato Letta riferendosi alla decisione del Parlamento di discutere la riforma della legge elettorale con la procedura d'urgenza, perché "il cambiamento della legge elettorale è il più urgente che ci sia", poiché l'attuale sistema "così com'è non funziona". Il premier ha poi ricordato la necessità di procedere alla riforma del finanziamento ai partiti e alle riforme istituzionali.
4 AGO 20

“A ottobre andrà approvata la legge elettorale per consentire al cittadino di tornare a diventare arbitro". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Enrico Letta, parlando ieri al Meeting di Rimini, in occasione dell'apertura dell'evento di Comunione e liberazione. "Abbiamo una grande occasione", ha affermato Letta riferendosi alla decisione del Parlamento di discutere la riforma della legge elettorale con la procedura d'urgenza, perché "il cambiamento della legge elettorale è il più urgente che ci sia", poiché l'attuale sistema "così com'è non funziona". Il premier ha poi ricordato la necessità di procedere alla riforma del finanziamento ai partiti e alle riforme istituzionali, "che consentano il ricambio, una democrazia efficiente e una capacità decisionale che purtroppo oggi manca". "In questi due anni – ha aggiunto Letta – un percorso doloroso e faticoso è stato compiuto" ma "non hanno funzionato né la politica né le regole istituzionali". Il premier ha proseguito: "Non hanno funzionato le regole che abbiamo abbiamo un sistema che non funziona, di regole per la politica e per le istituzioni e allora – ha sottolineato Letta – io penso che se dobbiamo parlare del linguaggio della verità dobbiamo dire che adesso abbiamo una grande occasione".
Poi il presidente del Consiglio ha avvertito: "Non voglio che nessuno interrompa questo percorso di speranza che abbiamo cominciato: l'uscita dalla crisi è a portata di mano". "Se guardiamo al futuro usciremo dalla crisi. Se ci fermiamo sempre con la testa rivolta al passato non usciremo dalla crisi. Se noi ci mettiamo d'impegno,come siamo in grado di fare, per uscire da una crisi che è stata terribile ed è terribile, io sono convinto che in questo momento è importante dirlo con grande forza, gli italiani puniranno tutti coloro che anteporranno gli interessi personali e di parte rispetto all'interesse comune che è quello di uscire dalla crisi", ha poi aggiunto il premier.
Letta ha poi affermato: "Tutto ciò che faremo lo faremo senza fare nuovi debiti. Abbiamo imparato nel passato a fare debiti e scaricarli sui figli. Siccome nessuno di noi, la nostra famiglia, scaricherà i propri debiti sui propri figli, perche' dobbiamo farli tutti insieme come Paese?". Letta ha colto così l'occasione per ricordare la "promessa" che ha fatto al suo insediamento: "Non faremo nuovi debiti, perché le difficolta' di oggi nascono dai troppi debiti che nel passato si sono fatti, quando era facile farli. Oggi, paghiamo il conto di quei debiti".
Infine l'elogio del premier al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Due anni fa ascoltavamo un intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che apriva i lavori del Meeting. La crisi cominciava a mordere e si aveva la percezione che l'Europa non trovava soluzioni. Ci rendemmo conto che quel discorso non era un discorso normale, non era una giornata normale. Stavamo vivendo una giornata che ha cambiato la storia del nostro Paese". "Da quel discorso – ha proseguito Letta – da quel richiamo alle Istituzioni, alla politica, agli uomini di buona volontà, 'parlate il linguaggio della verità', che fece il Presidente Napolitano è cominciato un cambiamento per il nostro Paese".
E proprio il presidente Napolitano ieri, in una video intervista al Meeting di Cl, ha parlato così dei problemi dell'Italia e dell'Europa: "Di che cosa è malata l'Europa? La risposta più semplice sarebbe: è malata di mancato sviluppo economico e sociale, non riesce a crescere, sta perdendo velocita', competitività e questo è un dato fondamentale, questo è senza dubbio uno dei fattori fondamentali di crisi dell'Europa". Poi il Capo dello stato ha proseguito: "Guardiamo al passato e vediamo un passato straordinariamente gratificante; però, attenzione, la crisi che viviamo in Europa, e che è parte di una crisi globale dal 2009, viene da lontano, comincia prima: una perdita di dinamismo dell'Europa è cominciata già parecchi anni fa, più o meno alle soglie del nuovo secolo e nuovo millennio, negli anni successivi alla nascita della moneta unica che non è stata responsabile di ciò, ma non ha potuto dare tutto l'impulso che era chiamata a dare in quanto sono mancati altri elementi fondamentali per garantire nuovo dinamismo alla crescita economica e sociale in Europa. Questo è, senza dubbio, il primo dato e io qualche volta amo dire che per alcuni decenni, piu' o meno fino agli anni '80, c'e' stata una sorta di marcia trionfale dell'Europa unita. Ogni anno si cresceva, si viveva meglio, si conquistavano nuovi diritti, si aveva un maggior senso di unità. Quando entravano nuovi paesi a far parte dell'Unione conoscevano uno straordinario balzo in avanti: il caso della Spagna è un caso assolutamente clamoroso e, spesso, si trattava di paesi che entravano nell'Europa unita superando esperienze di dittature e quindi era un progresso non soltanto economico-sociale ma civile, politico e democratico".
Napolitano ha poi aggiunto: "Non c'è più bisogno dell'Europa per garantire la pace interna: questa non è soltanto una speranza ma credo che possa essere una convinzione fondata; però c'è bisogno di essere uniti e più integrati di prima perché altrimenti l'Europa rischia di essere sommersa dal processo di globalizzazione e di perdere peso in modo drastico e di avere una voce sempre più flebile, di non riuscire a esprimere i valori che un lungo patrimonio storico hanno inciso nella identità europea". Il presidente ha poi fatto riferimento ai giovani inviando loro il suo augurio: "Penso ai giovani che affollano la grande sala di Rimini e auguro loro di dare il contributo che tutti ci attendiamo dalle generazioni più giovani per una nuova fase di sviluppo in tutti i sensi dell'Italia e dell'Europa".